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13 luglio 2012

Corto Sconto. 7 itinerari per 7 giorni. #7° giorno

7° itinerario: PORTA DEL VIAGGIO

Forse dovremmo concedere alla
natura umana una istintiva voglia di
spostarsi, un impulso al movimento
nel senso più ampio. 
L’atto stesso del viaggiare contribuisce
a creare una sensazione di benessere
fisico e mentale... 

Bruce Chatwin

Ultimo itinerario di Venezia sulle tracce di Corto Maltese: per il settimo appuntamento con la guida Corto Sconto, abbiamo scelto le migliori chicche della PORTA DEL VIAGGIO, che comprende un percorso alternativo delle isole della laguna: San Lazzaro degli Armeni, il Lido, Burano, Torcello, Murano, San Francesco del Deserto... Per l'ultima volta, lasciatevi ammaliare dalla storia e dalle leggende di uno dei luoghi più belli del mondo, raccontate da Guido Fuga e Lele Vianello.

Ritroverete i 7 itinerari per 7 giorni sul box in alto sulla colonna a destra del blog Lizard, mentre in tutte le librerie vi aspetta la versione integrale e completa di disegni, curiosità, aneddoti, mappe, del piccolo dizionario toponomastico e di quello enogastronomico, del calendario delle feste e degli indirizzi utili dal titolo: 
"Corto Sconto. La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta", un'opera che è già stata apprezzata da quasi 100.000 persone.

La mappa del 7° itinerario è scaricabile a questo link



SAN LAZZARO DEGLI ARMENI


A poche centinaia di metri dal Lido, la suggestiva isola di San Lazzaro degli Armeni è una vera e propria oasi orientale all’interno della laguna.
L’isola, un tempo adibita a lebbrosario, restò abbandonata per più di due secoli, finché nel 1717 il governo veneziano concesse la possibilità di fondarvi una comunità monastica a un frate benedettino: Manug di Pietro detto “Mechitar il Consolatore”,
fuggito dall’Armenia a causa delle persecuzioni turche. 
Il convento e la chiesa, dall’originale campanile a pagoda, ospitavano al loro interno collezioni di oggetti e di opere pittoriche di notevole valore. Una sala del convento è dedicata a George Byron che amava ritirarsi nella quiete dell’isola e che era ghiotto della marmellata di petali di rosa, una vera e propria specialità dei padri mechitaristi armeni.




LIDO



Sul lungomare Marconi, si para davanti a noi in tutta la sua eleganza l’Hotel Des Bains, una bella struttura di fine secolo circondata dal verde. Qui Thomas Mann ambientò il romanzo Morte a Venezia, da cui Visconti trasse il suo bellissimo film.
Procedendo lungo il viale, fra due fitte file di pini marittimi, sulla destra ecco due strutture in perfetto e severo stile fascista: la prima è il Casinò Municipale, la seconda è il palazzo che ospita
la Mostra internazionale del cinema

Sulla punta del Lido, la più grande tra le ultime case di Malamocco con un attico la cui terrazza si affaccia sul mare, è quella di Hugo Pratt: qui il maestro amava rifugiarsi dopo i suoi vagabondaggi veneziani.
Se vogliamo prenderci una pausa in un bel posto, immerso in una tipica atmosfera da Corto Maltese, potremo visitare la Locanda Da Scarso.
Se il tempo è bello vale la pena farsi servire sotto la pergola, come faceva Corto.



San Nicolò (terzo secolo).


Protettore dei naviganti e degli oppressi.
Le sue spoglie furono trafugate
dai crociati veneziani a Myra,
intorno al 1100, e portate nella
chiesa di San Nicolò al Lido.
È interessante ricordare che
non fu né monaco, né martire,
ma solo un buon vescovo eletto
direttamente dallo stato laicale
per la stima che godeva tra la
sua gente. La sua fama crebbe
successivamente nel Medioevo
e gli furono attribuiti numerosi miracoli.



TORCELLO


Scesi dalla motonave, costeggiamo lo stretto canale sulla sinistra, un paio di ristoranti e, sulla destra, il solitario ponte del Diavolo. A questo sono legate le vicende di una bella fanciulla veneziana, di un giovane ufficiale austriaco e del diavolo che, sotto forma di gatto nero, appare al centro del ponte alla mezzanotte precisa del 24 dicembre.
Continuando per la fondamenta e passato il ponte, arriviamo alla Locanda Cipriani. Frequentata da Hemingway, al ritorno dalle sue battute di caccia in laguna, gli fornì ispirazione per le atmosfere del suo Al di là del fiume e tra gli alberi.
Più avanti c’è invece una piazzetta in mezzo alla quale si trova un antico e pesante sedile di marmo usato dai memo, i tribuni, per amministrare la giustizia.
Sulla destra incrociamo la chiesetta di Santa Fosca, risalente al undicesimo-dodicesimo secolo, e poi la solenne cattedrale bizantina, dal cui campanile si gode di un bellissimo panorama della laguna.




BURANO



Fin dal Cinquecento, questo lembo di terra è famoso in tutto il mondo soprattutto per la sua antica scuola di merletto
Il verde dei suoi orti e le sue case variopinte danno un aspetto gioioso a quest’isola arlecchinesca.
E' anche un’isola di pescatori, e le numerose barche ancorate ai pontili e sui piccoli canali ne sono l’evidente testimonianza. Da visitare, oltre al Museo del Merletto, la chiesa di San Martino con il suo campanile incredibilmente pendente e dei buoni ristoranti per gustare il pesce.



SAN FRANCESCO DEL DESERTO


Poco lontano da Burano c’è San Francesco del Deserto, una bella isola circondata dai cipressi. La leggenda vuole che il santo di Assisi, di ritorno dalla Siria su una nave veneziana, raggiunse quest’isola, vi fondò un convento e vi piantò un bastone che crebbe fino a diventare il pino che i frati ancora oggi mostrano. Qui Corto Maltese ebbe modo di conoscere frate Serafino, che gli mostrò la pergamena su cui era tracciata una mappa dell’Eldorado.



MURANO


Per scongiurare il pericolo degli incendi, la Serenissima trasferì su quest’isola numerose fornaci e a ciò è dovuto l’epiteto “dei fuochi” con cui è conosciuta.
Quella che inizialmente era sembrata una sciagura, ha invece permesso, col passare degli anni, la realizzazione di un vero e proprio “miracolo”, quale lo sviluppo dell’industria del vetro. Non a caso l’isola, nei secoli scorsi, fu meta di molti alchimisti che qui, oltre a praticare la ricerca della “grande opera”, usavano le alte temperature per estrarre dal fuoco nuove varietà di colori. 

Nel Settecento Murano era rinomata per la sua vita notturna, animata da numerosi e popolari ridotti: si narra di vere e proprie serpentine di gondole illuminate, cariche di nobili veneziani, che sfilavano lungo la laguna per raggiungere l’isola, attirati dalle favolose feste che si davano nei suoi palazzi.



Scopri tutti gli itinerari di "Corto Sconto La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta":
7 itinerari per 7 giorni

09 luglio 2012

Corto Sconto. 7 itinerari per 7 giorni. #6° giorno

6° itinerario: PORTA DEL COLORE

Quando un raggio di sole, 
da un cielo coperto, 
cade su un vicolo squallido, 
è indifferente che cosa tocca: 
il coccio di bottiglia per terra, 
il manifesto lacerato sul muro, 
o il lino biondo della testa di un bambino. 
Esso porta luce, porta incanto, 
trasforma e trasfigura. 

Hermann Hesse



7 itinerari per 7 giorni: lo speciale sulla Venezia nascosta di Corto Maltese, seguendo la guida Corto Sconto, sta giungendo al termine. Ancora due magnifici percorsi da annotare e tenere stretti: oggi è la volta della PORTA DEL COLORE. Partenza dal famoso ponte in legno dell'Accademia, dove daremo il via alla scoperta della pittura veneziana, attraverso gli interni della Madonna della Salute ricordando la celebrazione della famosa festa a cui dà il nome il 21 novembre, fino alla Giudecca e i suoi giardini esotici, per rifugiarsi ad ammirare un meraviglioso panorama dal campanile di San Giorgio
L'itinerario proposto di seguito è un estratto esclusivo di "Corto Sconto. La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta" di Guido Fuga e Lele Vianello, che è già stata apprezzata da quasi 100.000 persone e di cui vi offriamo qui uno scorcio.
La mappa del 6° itinerario è scaricabile a questo link


Battello linea 1 – Accademia 

Scendiamo davanti al grande ponte di legno (dell'Accademia) dal quale si gode una bellissima vista. 
Un tempo era fatto di ferro e, come molti dei ponti metallici che incontrerete in città, venne costruito dagli austriaci al tempo della loro occupazione. 

Alla fondazione dell’Accademia di belle arti, alloggiata nel monastero dei Canonici Lateranensi, potremo ammirare esempi meravigliosi del senso del colore che ha caratterizzato tutta la pittura veneziana: Bellini, Giorgione, Tiziano, Veronese, Tintoretto, Tiepolo, Canaletto, Guardi, lo straordinario ciclo dedicato a sant’Orsola da Vittore Carpaccio e il nostro quadro preferito che illustra la vita quotidiana sul canal Grande, Il miracolo della reliquia della croce


Per quanto riguarda l’arte in generale invece, è interessante ricordare come a Venezia, a differenza di quello che accadeva in altre città, la poesia non abbia mai avuto una fioritura. Alla fine del Quattrocento era uno dei più importanti centri librari di tutta Europa e qui, praticamente, venne inventato il libro moderno, ma bisognerà aspettare il Settecento, con la decadenza, per trovare autori di buon livello quali Goldoni, Gozzi, Baffo, Da Ponte e Casanova

A Venezia c’è sempre stato il dominio dell’immagine, delle arti plastiche, dell’architettura, della moda e del colore, della luce che domina il paesaggio e avvolge tutto in una visione panteistica del reale. 

Di fronte alla fontana della piscina Venier poi detta Sant’Agnese, una casa con una Madonna sulla facciata ci ricorda che qui ebbe origine la terribile epidemia di peste del 1630

Prendiamo la calle della chiesa di campo San Vio in cui, verso la fine, si trova la galleria laboratorio Multigraphic che ha visto nascere le due cartelle grafiche di Hugo Pratt
quella dei granatieri inglesi e quella di Corto Maltese

Passiamo accanto alla casa di Peggy Guggenheim, la famosa collezionista americana di arte moderna che era stata anche sposata con Max Ernst 
e che qui ha raccolto una bellissima e imperdibile collezione.

Oltrepassato ponte San Cristoforo ci troveremo davanti il campiello Barbaro 
che è veramente incantevole.

Giungiamo così davanti al grandioso tempio di Baldassarre Longhena dedicato alla Madonna della Salute: qui anticamente sorgevano un monastero e una chiesa dedicata alla santissima Trinità, che nel 1256 furono donati dalla Serenissima all’ordine dei Cavalieri Teutonici
per l’aiuto ricevuto contro i genovesi. 
Sembra che l’ispirazione per il disegno di questa chiesa sia venuto da un’immagine del tempio di Venere Physizoa presente nell’opera di frate Francesco Colonna: l’Hypnerotomachia Poliphili (biblioteca Marciana), un riferimento all’umanesimo rinascimentale come legame sincretico fra la madre pagana e quella cristiana, in una sorta di protocristianesimo ideale. 
Ai lati della scalinata, dall’acqua emergono due angeli

Il 21 novembre di ogni anno si celebra la festa della Madonna della Salute e, per facilitare il pellegrinaggio della cittadinanza che qui affluisce in massa, si costruisce un ponte votivo su chiatte che parte da Santa Maria del Giglio, o Zobenigo, e tutt’intorno alla chiesa si allestiscono bancarelle di candele e di dolci per la gioia dei più piccoli. 

Continuiamo per la fondamenta in cui, dal Quattrocento, aveva sede la dogana della Serenissima: qui si scaricavano le merci arrivate via mare da paesi lontani e si pagavano i dazi. 
Una seconda dogana per le merci che arrivavano dalla terraferma si trovava a Rialto.

Costeggiamo gli antichi magazzini del sale, qualche volta usati come spazi espositivi.

Attraversiamo il ponte di Ca’ Bala’ ed ecco che ci rendiamo conto di un altro segreto: il nome del ponte non viene da una qualche famiglia Balà che non è mai esistita a Venezia, né dai depositi di baccalà che qui si trovavano, come sostengono alcuni, ma viene proprio da cabala. Giù per la fondamenta di Ca’ Bala’, nella prima calle, abitò per cinquant’anni il poeta Ezra Pound. A fianco di campo Sant’Agnese, Corto incontrò il manipolo di fascisti guidati da Stevani e Gabriele D’Annunzio nella Fiaba di Venezia

Accanto al mitico ponte dei Pugni, sosta un bel barcone che funge da banco di frutta e verdura. Il nome di questo ponte ricorda l’antica usanza di praticarvi, da settembre a Natale, dei combattimenti tra le due fazioni della città: quella dei castellani, gli abitanti del quartiere di Castello, e quella dei nicolotti, della parrocchia di San Nicolò dei Mendicoli, una delle più povere di Venezia. 
Salendo sul ponte vedremo quattro sagome di marmo a forma di piede, negli angoli dove si sistemava- no i contendenti per iniziare l’incontro. Non esistevano parapetti, quindi capitava spesso che qualcuno volasse nel canale scatenando le risa e lo scherno del pubblico che si raccoglieva nelle due opposte fondamenta. 

Arriviamo così in campo San Trovaso dove, un giorno, 
Corto conversò con la comunità dei gatti di Venezia. 

Affacciato su rio San Trovaso c’è uno dei più bei giardini della città, appartenente a Palazzo Brandolin e ora sede dell’Università degli Studi. 

Percorriamo fondamenta Nani, che passa accanto al bellissimo squero dove vengono restaurate le gondole, un angolo davvero pittoresco. 

Tornati sulla fondamenta delle Zattere prendiamo il battello della linea numero 82 per andare all’isola della Giudecca, che si trova proprio di fronte. Scenderemo accanto alla chiesa dei Gesuati, al cui interno gli affreschi del Tiepolo sono da non perdere. 
Anticamente l’isola era chiamata “spina longa”, sembra per la sua forma allungata, poi divenne Giudecca dal toponimo Zudeca. I giardini e gli orti sono la vera caratteristica di questa lunga isola in cui si coltivavano piante rare ed erbe medicinali provenienti dalle più remote contrade del globo. 

Zudeca: 
luogo per la concia delle pelli. 
Toponimo diffuso in Istria. 

Qui, nel 1592, si stabilì Michelangelo Buonarroti per sfuggire al tedio delle cerimonie e della mondanità veneziana.

Un’altra incredibile figura che approdò sull’isola nel 1788 fu Vincenzo Balsamo, più noto come Cagliostro, che arrivò in compagnia della sua splendida moglie, fingendosi il marchese Pellegrini. Qui esercitò per un breve periodo i suoi prodigi, ma avendo suscitato la curiosità e l’interessamento dell’Inquisizione, dopo poco partì per altri lidi. 

Qui si trovavano anche gli studi cinematografici della Scalera Film (vi girarono fra gli altri Il ladro di Venezia e alcune scene di Senso di Visconti).

L’oratorio delle Convertite che qui si trova raccoglieva ex prostitute e peccatrici con la caratteristica comune di essere tutte pentite (ora è sede del carcere femminile).


Disegno di Geoffrey Humphries
Dopo essere sbarcati, dirigiamoci a destra: dopo pochi metri ci troveremo a passare sotto le finestre della casa del pittore inglese Geoffrey Humphries, amico di Hugo Pratt, sede di un loro primo studio in comune. Lasciata quest’oasi, dove veniva a rifugiarsi il vecchio Mitterrand quando era ospite da amici qui alla Giudecca, torniamo di nuovo nella fondamenta.
Prendiamo in seguito il battello per l’isola di San Giorgio. Questa, sorta come luogo di studio per i benedettini, era anticamente detta “Isola dei cipressi”: dopo la costituzione della Fondazione Giorgio Cini negli anni Cinquanta ha ripreso a essere un centro votato alla ricerca. 

La chiesa di San Giorgio è anch’essa opera del Palladio. In pratica, l’isola allinea tre costruzioni realizzate su suoi disegni: la chiesa del Redentore, la chiesa delle Zitelle e quella di San Giorgio. 



Scopri gli itinerari precedenti di Corto Sconto7 itinerari per 7 giorni

PORTA DELL'AVVENTURA
PORTA DEL MARE
PORTA D'ORIENTE
PORTA DELL'ORO
PORTA DELL'AMORE

Domani non mancate l'appuntamento con la PORTA DEL VIAGGIO, l'ultimo itinerario della guida veneziana di Hugo Pratt che prevede un'immersione nella magia e nelle leggende delle isole della laguna.


Corto Sconto. 7 itinerari per 7 giorni. #5° giorno

5° itinerario: PORTA DELL'AMORE


L’amore è la stella 
di ogni nave vagabonda 
e il suo valore è ignoto, 
per quanto il sestante la misuri.

Il quinto itinerario di Corto Sconto vi farà conoscere la PORTA DELL'AMORE: si parte dal Ponte di Rialto, si passeggia per il mercato di Rivo Alto e delle Becarie, si attraversa rio terà delle Carampane, ci si ferma nei locali di San Giacomo dell'Orio e di Santa Margherita. Come sempre, troverete i sette itinerari in versione integrale nel volume "Corto Sconto. La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta" di Guido Fuga e Lele Vianello che hanno raccontato trent'anni di passeggiate in compagnia di Hugo Pratt.







La mappa del 5° itinerario è scaricabile a questo link


Battello linea 1 o 82 

Questo percorso è bene non pianificarlo di domenica o di lunedì, giorni di chiusura del mercato ittico. 

Prendiamo il ponte di Rialto, circondato da bottegucce varie, in modo da ammirare il canal Grande dall’alto. E' interessante notare i rilievi curiosi che decorano i capitelli sulla facciata di Palazzo dei Camerlenghi, raffiguranti antiche storie di scetticismo popolare circa la possibilità di costruire il ponte in pietra. Ultimato in tre anni, dal 1588 al 1591, il ponte di Rialto fu invece un capolavoro dell’ingegneria del tempo.

Capitello di Palazzo dei Camerlenghi. 
Vi è rappresentata una figura femminile provvista d’ali e di zampe animali che, con un’espressione di dolore, sta seduta su un braciere che le brucia il sesso. Una leggenda locale vuole che una donna avesse fatto questa scommessa qualora il ponte di legno fosse stato realizzato in pietra. 

Lasciandoci il ponte alle spalle, ci troviamo così nell’isola di Rivo Alto, il cuore economico dell’antica Serenissima. Qui si ritrovavano mercanti provenienti da ogni parte del mondo per scambiarsi una quantità di merci incredibile: stoffe di Fiandra, scialli, abiti, tende di seta, profumi, balsami orientali, muschio, sandalo, incenso, spezie preziose come il pepe (considerato l’oro nero del Medioevo e usato anche come moneta di cambio) e tanto altro.

Darete quindi un’occhiata a quella che viene considerata la chiesa più antica di Venezia
dedicata a san Giacomo, si dice sia stata costruita intorno al quinto secolo. 
Sulla facciata un grande orologio del 1410 sovrasta un portico gotico.



BANCOGIRO 
Osteria con cibi particolari e squisiti. 
D’estate piazza sul canal Grande. 


AL MERCA’ 
La più piccola osteria veneziana, 
con ottimi vini e buoni cicchetti. 
Consigliato il paninetto tonno e sedano. 


In questa zona, poiché la vita comincia alle cinque del mattino con il mercato, abbiamo un’altissima concentrazione di locali in cui rifocillarci, ognuno con le sue specialità. 
Visitare queste osterie vi farà scoprire la vera dimensione della città, coinvolgendovi in un clima festoso in cui l’aria è ricca di profumi e aromi: in aggiunta a ciò, una buona gradazione alcolica vi farà vedere il mondo a tinte ancor più rosee e, forse, passare la voglia di proseguire per l’itinerario proposto. 

Dopo aver girato per i banchi del mercato, ci troveremo in campo delle Becarie. Qui ci aspetta Pinto, che per i veneziani è come un porto di mare dove, specialmente il sabato, si passa il tempo con le sporte della spesa belle gonfie a fare quattro chiacchiere bevendo un buon prosecco. 

DA PINTO 
Appuntamento obbligato per un moscardino (polipetto)
 o un crostino di baccalà. Da qualche anno
 ci sono un po’ di tavoli all’aperto 
dove poter sostare e consumare 
queste delizie proprio al centro del passaggio. 

Oltre il piccolo ponte di legno dietro la pescheria c’è il Ristorante A le Poste Vecie, sorto proprio dove aveva sede il servizio postale della Serenissima, un tempo gestito da Fulvio era luogo privilegiato da Hugo Pratt che vi tenne banchetti memorabili. 

Percorriamo rio terà delle Carampane: questa zona era popolata dalle prostitute che preferivano non rimanere confinate nelle stanze del Castelletto, un gruppo di case a San Matteo. Dal 1360, infatti, la Serenissima cercò di concentrarle tutte lì, vincolando il loro mestiere con una serie di norme da rispettare, ma il tentativo col tempo si far fronte al dilagare della sodomia, una moda arrivata da Oriente, la Repubblica si vide costretta a incoraggiare la presenza delle meretrici, ordinando loro di mostrarsi discinte in pubblico. 
La sera, le lanterne illuminavano balconi e finestre dalle quali si sporgevano donne seminude: l’obiettivo era ridare ardore alla virilità in declino dei veneziani. Da qui il curioso nome del ponte che troviamo girato l’angolo del rio terà, ovvero ponte delle Tette
Questo era un vero e proprio quartiere a luci rosse di livello molto basso, e ancor oggi “vecia carampana” a Venezia è sinonimo di megera. 

Prendiamo il ponte di Santa Maria Mater Domini che porta nel campo omonimo. Nella storia di Pratt Favola di Venezia, questo luogo è teatro della misteriosa sparatoria notturna che fa piombare 
Corto Maltese dal soffitto all’interno della loggia massonica. 

Arriviamo così nel bel campo di San Giacomo dell’Orio, proprio davanti alle absidi della vecchia chiesa omonima risalente al decimo secolo.
All’interno, troviamo le immancabili pitture di Jacopo Palma il Giovane, un bel soffitto gotico a carena di nave e una grande colonna verde con capitello ionico proveniente da qualche tempio pagano. 

Superata anche l’imponente chiesa dei Frati di san Francesco, tra il popolo noti come frari, che rappresenta, con la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, il tempio gotico veneziano per eccellenza, avanziamo fino al 
campo di Castelforte

Arrivati a questo punto, attraversiamo un ponticello amatissimo dal nostro amico Pratt
Infatti le finestre del primo piano della casa sul canale, affacciate sul campo, erano un trionfo di girandole, mulinelli e marchingegni che con una minima brezza d’aria si mettevano in moto ed erano una festa continua per i passanti. Da qualche anno, purtroppo, con la scomparsa del vecchio fantastico ingegno che le aveva realizzate sono state tolte, e chissà in quale polverosa soffitta saranno finite.

Prendiamo in seguito il ponte di Santa Margherita che ci porta nel campo omonimo. Qui si respira l’aria di una Venezia festosa e popolare legata al mondo studentesco che, trovandoci qui a due passi dalle università, si raccoglie nei vari locali disseminati attorno al campo. 

Arriviamo infine all’ultima tappa di quest’itinerario: la chiesa di San Nicolò dei Mendicoli, particolarmente cara a Pratt. Di fondazione antichissima (settimo secolo), presenta sulla facciata principale un portico quattrocentesco in cui si rifugiavano le pinzochere
delle povere religiose che vivevano di carità. 

L'ARGENTINO 
In una città dove domina il pesce, 
una buona opportunità 
per assaggiare le empanadas, 
le morcillas e 
l’asado tanto amati da Pratt. 

Alla fine della fondamenta di San Basegio, in cui per mangiare o cicchettare c’è un’altra osteria vecchio stile, Da Toni, sbuchiamo in fondamenta delle Zattere proprio di fronte 
al vecchio molino Stucky, un tocco inglese nello skyline lagunare. 

Alla nostra destra c’è la Trattoria San Basilio, proprio accanto al piccolo ponte d’accesso 
alla Marittima. 
Un po’ più avanti, troveremo le fermate dei battelli per tornarcene ai nostri lidi. 

Scopri gli itinerari precedenti: 7 itinerari per 7 giorni
PORTA DELL'AVVENTURA
PORTA DEL MARE
PORTA D'ORIENTE
PORTA DELL'ORO
Domani andremo alla scoperta della PORTA DEL COLORE... appuntamento 7 itinerari per 7 giorni con Corto Sconto.

Corto Sconto. 7 itinerari per 7 giorni. #4° giorno

4° itinerario: PORTA DELL'ORO

Avete mai visto Venezia con lo sguardo carico di avventura e mistero di Hugo Pratt? Grazie alla guida Corto Sconto potrete visitare la città più bella del mondo in sette itinerari inediti che ripercorrono i luoghi preferiti di Corto Maltese e del suo autore. Con lo speciale 7 itinerari per 7 giorni, ve ne proponiamo una sintesi in esclusiva: oggi vi faremo varcare la PORTA DELL'ORO, attraverso San Marco, il Teatro della Fenice, la storia dei caffè e del gioco d'azzardo, la leggenda della Clavicola di Salomone e tanto altro, che troverete in versione integrale nel volume "Corto Sconto. La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta" di Guido Fuga e Lele Vianello.
La mappa del quarto itinerario è scaricabile a questo link


Battello linea 1 – San Zaccaria 

Il battello ci lascerà di fronte al vecchio Hotel Danieli dove soggiornarono, fra gli altri, Dickens, George Sand, Balzac e Marcel Proust.
Al di là del ponte di San Provolo, troverete una delle tappe preferite da Pratt
la Trattoria Rivetta
Attraversiamo il campo S.S. Filippo e Giacomo che vede, alla nostra destra, un’altra ottima osteria-enoteca, L’Aciugheta




RIVETTA
Affollata trattoria con ottimi cicchetti: 
sarde in saòr, pasticcio di pesce e frittura mista.

L’ACIUGHETA
Le specialità sono dei piccoli panini con l’acciuga, 
ma anche polpette, pizzette, e altri gradevoli sfizi. 
Tutti accompagnati da ottimi vini in degustazione. 



Sulla sinistra invece si apre, fra due negozi, una piccola calle che conduce in corte del Rosario: qui potrete vedere, nascosto in un angolo sopra una porta, un intrigante draghetto del quattordicesimo secolo. 
Dopo la rugheta Sant’Apollonia giriamo a sinistra per la fondamenta omonima ed entriamo nel portone di fronte a noi. Ci troveremo immersi in un incantevole chiostro benedettino del tredicesimo secolo, unico esempio di stile romanico in città, le cui pareti sono impreziosite da frammenti di marmi architettonici. Qui amava rifugiarsi Corto, quando aveva voglia di un posto appartato in cui poter ascoltare echi lontani. 


Avanziamo verso la basilica di San Marco che ci avvolge con i riflessi d’oro dei mosaici che la rivestono interamente e che le danno l’aspetto di un’icona tridimensionale. Oltre che sul meraviglioso pavimento, sulla bellissima pala d’oro, la ricca collezione di reliquie e il tesoro, vogliamo soffermarci su una cripta 
che ci permetterà di ricordare un pezzo di storia. 
Qui infatti fu posto, nel 1094, il corpo di san Marco, che nell’anno 828 due mercanti avevano portato da Alessandria d’Egitto. 
Occultata a sua volta sotto il corpo dell’evangelista c’era la Clavicola di Salomone, lo smeraldo magico che recava incisi dei misteriosi caratteri recanti le indicazioni per ritrovare il tesoro di Salomone e della regina di Saba. 
Soffermandoci nell’atrio di questa incredibile basilica e alzando la testa, vedremo degli antichi “fumetti” a mosaico: si tratta del ciclo del Vecchio Testamento
Dalle colonne del secondo portale all’esterno della basilica sono purtroppo scomparsi, come abbiamo già accennato, i graffiti dei velieri del Quattrocento tanto amati da Corto.

Una curiosità: Pratt non amava il campanile di San Marco (ricostruito al posto di quello crollato alle dieci di mattina del 14 luglio del 1902) perché lo considerava troppo tozzo rispetto al precedente, molto più slanciato. 


Corto Maltese amava perdersi nelle labirintiche ricerche che gli si offrivano all’interno della Biblioteca Marciana. Qui, fra le varie rarità, c’è anche quell’Hypnerotomachia Polyphili (Battaglia d’amore in sogno di Polifilo) del frate domenicano Francesco Colonna, opera scritta in una preziosa mescolanza linguistica di latino e italiano e stampata da Aldo Manuzio alla fine del Quattrocento: il sogno di tutti i bibliofili

Il casino Venier invece rappresenta una preziosa testimonianza di come fossero nel Settecento i locali privati dove si raccoglievano i patrizi per allegri convegni e il gioco aveva un ruolo principale. Anche la Serenissima aveva cercato, dopo secoli di divieti, di trarre profitto dal dilagare della passione per il gioco: così, dopo aver autorizzato le lotterie nel 1522, nel 1638 aprì il ridotto, all’interno del quale si poteva giocare d’azzardo, nel periodo di carnevale (sei mesi) e rispettando tutta una serie di regole. Chi teneva il banco doveva essere un patrizio con parrucca e toga nera; i giocatori dovevano invece indossare la maschera. 
Il sottoportico degli Armeni nasconde un piccolo gioiello del Seicento, un portone scuro con due croci e una scritta armena: sono gli unici segni che ci annunciano la presenza della bella chiesetta di Santa Croce degli Armeni, con un piccolo cimitero nell’anticamera e un’incantevole volta stellata all’interno della cupolaPrendiamo poi il ponte Tron, che attraversa il rio Orseolo alle spalle di quel bacino Orseolo che funge da porticciolo per le gondole e che vediamo anche nella Fiaba di Venezia
All’inizio di rio terà degli Assassini, da Bertoni, troverete un bel negozio di libri a metà prezzo molto frequentato da Pratt. Il nome della calle degli Assassini deriva dal fatto che anticamente qui, la mattina, poteva spesso essere ritrovato il corpo di qualche poveretto assassinato durante le buie ore notturne.

Calle Mocenigo vi porterà al palazzo omonimo dove abitò lord Byron e alla casa dove dimorò il grande pittore Paolo Caliari detto il Veronese: in questa zona, e precisamente in calle delle Muneghe, si trovavano diversi postriboli e tutto il quartiere pullulava di prostitute. 

Risaliamo per la salizzada Malipiero e quindi prendiamo a destra per la calle omonima, dove nacque Giacomo Casanova (1725- 1798) di cui il principe di Ligne disse: 

Ama e desidera ogni cosa e dopo aver posseduto tutto, 
sa come poter fare a meno di tutto”. 

Arriviamo poi in uno dei campi più grandi e più belli di tutta Venezia: 
campo Santo Stefano.  

Il monumento al centro della piazza rappresenta il letterato e patriota Niccolò Tommaseo, ma per come è rappresentato, con una pila di libri dietro la schiena, tutti lo chiamano affettuosamente “el Cagalibri”.
Questo campo la sera è sempre animato, ed è tipico per i veneziani venire qui a bere l’aperitivo, specialmente il famoso Spritz (una parte di acqua gassata, una di vino e uno schizzo di Campari o Select). 
Il 22 febbraio del 1802, qui si tenne anche l’ultima corsa dei tori.


In campo San Fantin sorge il più famoso teatro della città, quella mitica Fenice che per la nemesi del nome è già finita bruciata due volte: la prima nel dicembre del 1836 e la seconda nel gennaio del 1996, ma ora in piena attività. 

Prima di prendere il battello per tornare a casa, il premio finale di questo tortuoso itinerario si chiama Harry’s Bar, proprio in fondo alla calle. Questo locale è diventato famoso per i suoi fantastici drink: il Bellini, inventato da un suo barman, 
e il mitico Martini cocktail, secco o ghiacciato, o silver bullet
come lo chiamava Truman Capote
Giuseppe Cipriani, che inventò l’Harry’s Bar e la formula vincente che coniuga lusso e semplicità, era amico personale di Ernest Hemingway che nel locale ambientò più di qualche storia.


Scopri gli itinerari precedenti: 7 itinerari per 7 giorni
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PORTA DEL MARE
PORTA D'ORIENTE
Domani vi aspetta la PORTA DELL'AMORE.